Molteplici
ritrovamenti archeologici testimoniano la presenza d’insediamenti
o di stazionamenti etruschi e gallici nelle zone più
fertili del fondo valle.
La fondazione dell’Abbazia di Valsenio da parte dei
monaci benedettini determinò, alla fine del primo millennio,
un ampliamento dei terreni lavorati e l’introduzione
di nuove colture. A poco a poco l’Abbazia estese la
sua influenza su tutta la media valle del Senio. Con l’aumento
del reddito e del complesso fondiario i monaci smisero di
attendere personalmente all’agricoltura sostituiti dalle
famiglie coloniche e determinando un assetto economico e sociale
i cui effetti si sono ripercossi fino alla metà di
questo secolo con il sistema di conduzione di tipo mezzadrile.
All’inizio del II millennio il formarsi di numerosi,
se pur piccoli, castelli con una propria autonomia determina
il frazionamento del territorio in tante piccole comunità
rette su di un’economia di tipo curtense.
Emergono in questo periodo le famiglie che governano il
castello e dal quale prendono anche il nome: i Baffadi,
i Campalmonte e, tra altri, i Pagani dai quali discenderà
Maghinardo il quale lasciò la sua impronta nella
vita politica e nelle attività militari della Romagna
del XIII secolo.
Nel 1216, nel corso di una contesa tra Imola e Faenza per
la supremazia sulla valle del Senio, quest’ultima
distrusse il castello di Casola.
Gli scampati edificarono un borgo, un poco più in
basso, tra il fiume ed il colle, al quale, inizialmente,
diedero il nome di Casola e, quindi, di Casola Valsenio.
Il borgo s’ingrandì sviluppando le arti e la
mercatura malgrado venisse coinvolto ripetutamente nella
contesa tra guelfi e ghibellini e fosse oggetto d’innumerevoli
scorrerie non avendo la protezione delle mura.
Nel 1424, insieme alle località vicine, la borgata,
giurò fedeltà al Duca di Milano Filippo Maria
Visconti, per passare poi di nuovo ai Manfredi di Faenza
e, in seguito, ai Signori di Imola Girolamo Riario e Caterina
Sforza, infine al Duca Valentino Cesare Borgia.
Nel sec. XV emerge per ricchezza e potenza la famiglia
dei Ceronesi i quali, nel 1523 sconfiggono le truppe Imolesi
in un memorabile scontro ricordato come "la battaglia
delle botti" che furono ruzzolate piene di sassi sui
nemici attaccanti il castello di Ceruno.
L’arbitrarietà, la superbia e la sete di potere
della consorteria ceronese misero in subbuglio tutta la
Romagna. Per mettere a tacere tutte le suppliche e gli appelli,
nel 1563, il granduca di Toscana Cosimo de Medici e il Papa
Pio IV fecero convergere nella valle del Senio oltre 5000
uomini distruggendo uomini o cose che appartenessero o fossero
legate ai Ceronesi.
Il paese lentamente riprese a vivere sotto la tutela delle
città d’Imola fino a diventare sede di governatorato
anche con giurisdizione su paesi della valle del Santerno.
Dopo il 1860 Casola è un discreto centro commerciale
per l’abbondante produzione di cereali, uve, castagne,
legname e carbone.
Nel 1944 il territorio casolano è teatro di scontri
sanguinosi tra i reparti partigiani della XXXVI Brigata
Garibaldi, le truppe della V Armata statunitense e della
VIII Armata britannica da una parte e i nazifascisti dall’altra:
a Monte Pianaccino l’11 settembre i partigiani sconfiggono
e mettono in fuga i tedeschi; a Monte Cece i fucilieri britannici
riescono ad avere ragione della tenace difesa attuata dai
soldati della Wehrmacht; a Monte battaglia lo scontro si
protrae dal 26 settembre all’11 ottobre coinvolgendo,
contro i tedeschi, prima i partigiani poi gli americani
e, infine, gli inglesi in una battaglia che fece ricordare
l’altura su cui si svolse come la "piccola Cassino".
La permanenza del fronte per 5 mesi sulla linea del Senio
determinò perdite gravissime, sia nella popolazione,
sia nell’economia casolana, perdite che resero poi
ardua la ricostruzione nel dopoguerra.
La compenetrazione tra monte contadino e formazioni partigiane
realizzatasi nel corso dell’estate del 1944 si rivelò
un avvenimento di un’importanza mai verificatasi dal
punto di vista sociale, politico ed economico. Il contatto
con le idee, con i metodi di lotta, con la fede politica
dei partigiani, molti dei quali studenti ed operai della
bassa, determinò la spaccatura nel mondo contadino
da sempre refrattario a percepire sollecitazioni provenienti
dall’esterno, regolato fino allora da istituti e patti
centenari.
Fonte www.comune.casolavalsenio.ra.it